Spinster
Da Rosa Bonheur a Jane Austen, da Elisabetta Sirani a Harper Lee: artiste e scrittrici che hanno scelto di non sposarsi per difendere libertà e autonomia.
Nel corso della storia, molte grandi scrittrici e artiste hanno scelto di non sposarsi o di vivere in modo indipendente, dedicando la propria intera vita all’arte. In epoche in cui il matrimonio comportava spesso la perdita dell’autonomia giuridica ed economica, questa scelta rappresentava un atto di emancipazione e di difesa della propria libertà intellettuale.
Uno degli aspetti centrali era la libertà creativa: non sposarsi permetteva alle donne di sottrarsi alle responsabilità domestiche che tradizionalmente gravavano esclusivamente su di loro, lasciando più tempo ed energie da dedicare alla produzione artistica, invece che ai figli. A questo si aggiungeva l’indipendenza economica: in passato, il matrimonio poteva privare le donne del controllo sui propri beni e sul proprio denaro. In tale contesto storico, il termine inglese “spinster” (zitella), inizialmente dispregiativo, è stato progressivamente reinterpretato come simbolo di orgogliosa autonomia femminile.
Nel mondo dell’arte figurativa, numerose donne hanno incarnato questa indipendenza. Rosa Bonheur visse una vita anticonvenzionale per il suo tempo, affermandosi come pittrice di animali di fama internazionale e scegliendo di non sposarsi. Nel Seicento, Elisabetta Sirani gestì una fiorente bottega a Bologna e fondò una scuola per artiste, mantenendo la propria autonomia. In epoca contemporanea, Yayoi Kusama ha fatto dell’arte la propria ragione di vita, costruendo un percorso personale fuori dagli schemi tradizionali. Anche Georgia O’Keeffe, pur essendo stata sposata, visse lunghi periodi di solitudine creativa nel Nuovo Messico, diventando un’icona di indipendenza artistica. Tra le figure meno note ma significative si ricordano Properzia de’ Rossi, scultrice rinascimentale che lavorò in un ambiente prevalentemente maschile, e Berthe Morisot che, pur sposata, mantenne una forte autonomia all’interno del gruppo impressionista.
Anche in campo letterario troviamo numerosi esempi di scrittrici che non si sposarono mai. Jane Austen, celebre per Orgoglio e pregiudizio, scelse di restare nubile nonostante avesse ricevuto proposte di matrimonio. Emily Dickinson visse una vita riservata, dedicandosi intensamente alla poesia. Emily Brontë, autrice di Cime tempestose, rimase nubile e condusse un’esistenza appartata. Louisa May Alcott preferì al matrimonio l’indipendenza economica garantita dalla scrittura. Nel Novecento, figure come Barbara Pym, Anita Brookner, Harper Lee, Tove Jansson e Patricia Highsmith vissero senza sposarsi, costruendo carriere solide e autonome. Anche Gertrude Bell, scrittrice, viaggiatrice e archeologa, scelse una vita indipendente dedicata all’esplorazione e allo studio.
Le loro storie dimostrano che, in contesti storici spesso limitanti, la scelta di non sposarsi o di vivere in modo non convenzionale poteva diventare uno strumento di autodeterminazione. Attraverso la letteratura e l’arte, queste donne non solo hanno espresso il proprio talento, ma hanno contribuito a ridefinire il ruolo femminile nella società, aprendo nuove possibilità per le generazioni successive.
Pubblicato anche sul giornale di carta: numero 5 (2025/26), «Speciale 8 marzo».
