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Critica

Regole dell'animazione? Nahh!

Gachiakuta, il manga di Kei Urana nato dai graffiti, è diventato il miglior anime d'azione del 2025: stile unico, temi delicati e un'autrice fuori dagli schemi.

Di Davide R. · · 3 minuti di lettura

Ormai lo sappiamo: per quanto riguarda l’animazione 2D, l’unico posto in cui riesce ad andare avanti in modo decente è il Giappone, grazie agli anime. Prima di parlare dell’opera comparsa dal nulla poco tempo fa e che ha rivoluzionato il mercato ci serve un momento. Cosa sono gli anime? Spesso parte tutto da un manga (fumetto giapponese che si legge al contrario) o da una light novel (libri di piccole dimensioni con illustrazioni) e, se diventa abbastanza famoso, viene trasposto sullo schermo. Trattandosi però di animazione 2D si prova sempre, giustamente, a imitare l’art style del manga e, nonostante qualche piccola eccezione, spesso molti anime sembrano avere una grafica molto simile tra loro.

Siamo nella stagione estiva del 2025 e tra i vari anime simulcast (trasmessi in streaming nello stesso periodo) appare un nome: Gachiakuta (pronuncia: gaciàcutà, parola giapponese che significa spazzatura)! Inizia a piacere, si sparge la voce e piano piano ci si rende conto che si sta guardando il miglior anime d’azione del 2025!

Ma… cos’è Gachiakuta? Tutto in realtà ha inizio nel febbraio del 2022, quando Kei Urana pubblica il suo primo manga. La storia ha luogo in una città divisa in due parti separate da un muro: la città ricca e la baraccopoli. Il protagonista, di nome Rudo, vive nella seconda con suo padre adottivo Regto e ha la passione di riparare oggetti usati. Un giorno lo incolpano per un crimine che non ha commesso e condannano Rudo gettandolo nel “Baratro”. Una volta atterrato, Rudo si ritrova nel bel mezzo di una discarica gigantesca dove incontrerà pericoli, ma anche persone che lo aiuteranno a crescere e a sviluppare un potere la cui origine è ciò che è importante per qualcuno.

A parte il fatto che le scene forti e i temi importanti che vengono trattati sono perfettamente alternati a momenti genuinamente comici e scaldacuore, quello che ha fatto veramente scalpore è stato sicuramente l’art style! Kei si è fatta aiutare per i disegni da Hideyoshi Andou, un suo amico graffitaro, ed è proprio sui graffiti che si basa l’estetica dell’opera. Il risultato è stato incredibile! Questo ha consentito a Kei di creare atmosfere mai viste e disegni mozzafiato, e non ci è voluto molto prima che il tutto fosse trasposto sullo schermo. L’anime di Gachiakuta ha mantenuto completamente il suo stile durante l’animazione, molte scene sono state riprodotte in modo incredibilmente fedele al materiale originale e le sigle (HUGs e Let’s just crash), banger metal e hard rock, contribuiscono a rendere l’atmosfera ancora più magica di quanto fosse prima.

Ovviamente, come ho detto prima, l’autrice si prende anche il tempo di affrontare tematiche delicatissime come adescamento e abuso di minori. E NO, NON È IL PROTAGONISTA A SUBIRLO (il rapporto con il padre adottivo è di puro affetto genitore-figlio)! Parla anche del sentirsi giudicati per le proprie passioni, dell’accettare di non essere i migliori, del desiderio di vendetta, di come essere sinceri e aprirsi con gli altri, del duro lavoro che prima o poi ripaga, della paura della morte, propria e di coloro a cui teniamo, dell’importanza degli amici e dei pregiudizi sociali. Altri temi sono trattati indirettamente, ad esempio l’inclusione: sono infatti presenti molti personaggi di etnie e sessi diversi e ognuno ha la propria importanza, caratterizzazione e fascino! Infatti, quando annunciarono il live action, Kei Urana si arrabbiò con i produttori perché, visto il rifiuto di assumere attori di colore, il poster lasciava intendere che gli attori avrebbero finito per fare la “blackface”. Kei ha preso le distanze dal live action e si è dedicata alla sua storia e alla sua community in modo molto attivo.

Ci ha regalato un gioiellino e, come ci insegna lei, non dobbiamo assolutamente buttarlo. È un’autrice fantastica che si è gettata a capofitto in un mondo del lavoro spietato, dimostrando che chiunque è in grado di creare opere fantastiche sotto ogni punto di vista!

Pubblicato anche sul giornale di carta: numero 5 (2025/26), «Speciale 8 marzo».

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