Moda o morte?
Trucchi al mercurio, corsetti, stecche di balena, belladonna negli occhi e fibre sintetiche del fast fashion: quando la bellezza costa la salute.
Nel corso della storia, l’essere umano ha spesso sacrificato la propria salute per rispettare i canoni estetici del tempo. Sono state create numerose pratiche, ormai considerate pericolose, che un tempo erano diffuse e socialmente accettate.
Un esempio è l’uso del mercurio e del piombo nei trucchi: quelle polveri che le donne usavano per rendersi “più belle” erano in realtà nocive e provocavano nausea, affaticamento e, in casi estremi, paralisi e cecità.
Molto diffuso era l’uso dei corsetti che, in età vittoriana (XVIII-XIX secolo), causavano seri danni alla salute, soprattutto se per allacciarli si usava la tecnica del “tight-lacing” (allacciatura stretta); il loro scopo era modellare il busto, ma la rigidità e la pressione esercitata sul busto e sugli organi interni causavano problemi respiratori e deformazioni costali.
Per realizzare oggetti di “uso comune” venivano utilizzate le ossa di balena, in particolare i fanoni (lamine flessibili della bocca), impiegati per creare strutture rigide ma leggere. Erano usati come stecche per corsetti, bustini e panier (sottogonne) per modellare il busto, sostenere la vita e dare volume alle gonne. Questo comportava l’uccisione delle balene, e ci sono stati diversi casi storici di donne che sono state ferite dalle stecche.
Un altro caso emblematico riguardava l’uso della belladonna, ovvero l’estratto della pianta Atropa belladonna. Durante il Rinascimento veniva instillata negli occhi per renderli più grandi e seducenti. Questa pratica poteva però comportare gravi danni alla vista e problemi cardiaci.
Più vicino a noi, c’è un problema legato alla moda contemporanea che riguarda l’uso dei materiali sintetici a basso costo, tipici del cosiddetto fast fashion. Fibre come l’elastan, il poliestere e l’acrilico sono molto diffuse perché economiche, leggere ed elastiche. Tuttavia, essendo materiali di origine chimica e plastica, quando bruciano possono sciogliersi e aderire alla pelle, aumentando il rischio e la gravità delle ustioni. Un caso recente che ha riportato l’attenzione sul problema è l’incendio avvenuto a Crans-Montana, durante il quale è emerso che molti degli indumenti coinvolti erano realizzati in fibre sintetiche e a basso costo. Il fast fashion privilegia infatti la rapidità e il costo rispetto alla qualità e alla durabilità dei capi. Questo non comporta solo problemi ambientali, ma può sollevare questioni legate alla sicurezza dei consumatori.
Questi sono solo alcuni degli esempi più famosi di come l’essere umano, pur di aderire agli ideali di bellezza del tempo, abbia messo a rischio la propria salute. Le maggiori vittime di queste pratiche erano le donne, che sotto grandi pressioni sociali dovevano sottoporsi a pratiche rischiose pur di conformarsi ai canoni estetici. E per cosa?
Pubblicato anche sul giornale di carta: numero 5 (2025/26), «Speciale 8 marzo».
