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Critica

L'evoluzione della tecnologia

Gli algoritmi non sono né neutri né pensanti: decide chi li sviluppa. Per costruire il futuro bisogna conoscere cosa c'è sotto il cofano, usare e non delegare.

Di Clio · · 2 minuti di lettura

L’infrastruttura digitale è un tessuto “invisibile” del mondo moderno, il substrato che sostiene l’evoluzione del mondo e delle persone che lo abitano. Coloro che sono dietro alle tecnologie sono un po’ come gli “artigiani” del futuro.

Gli algoritmi, che a volte sembrano indovinare cosa stiamo pensando e condizionare le nostre scelte, sono alla base delle tecnologie moderne: basti pensare ai temi legati all’intelligenza artificiale generativa (ChatGPT, Gemini e altri…), ma anche alle semplici pubblicità mirate. Si trovano dentro i contenuti consigliati di Instagram, TikTok o altre piattaforme social. In verità, gli algoritmi non sono “neutri” o “pensanti”, tantomeno sono in grado di prendere decisioni in maniera “autonoma” o “consapevole”: chi li sviluppa decide cosa conta. Da solo, l’algoritmo fa quello che fanno i normali computer: calcoli.

Un pensiero comune è che le nuove tecnologie, compresa l’AI, sostituiranno l’uomo e che questo porterà verso un futuro di tecno-sottomissione e disoccupazione. Questa è una paura che spesso viene trattata quando si parla di avanzamento tecnologico. Però, se usate in modo responsabile, e non solo per creare soluzioni per convincerci che vogliamo proprio quel prodotto, o per “ragionare” e “decidere” per conto nostro, o per aiutarci coi compiti o per creare il Reel che ci garantirà un forte engagement, e se le si domina a favore della collettività, possono costituire un alleato per migliorare il futuro di tutte e tutti.

Niente paura, quindi. È necessario però utilizzare, non delegare. È necessario conoscere da subito quello che c’è “sotto il cofano” (d’altronde se alzate il cofano di una macchina moderna ormai non trovate che computer), sia per scacciare dalla mente alcuni falsi miti sia per costruire il mondo del futuro. Solo se le nuove generazioni entreranno da subito in contatto con l’essenza delle tecnologie, invece che limitarsi a usarle in superficie e in solitaria, verranno create le nuove occupazioni, un mondo più sostenibile, inclusivo e meno squilibrato, una spinta positiva dal basso verso il nostro prossimo salto di qualità.

Pubblicato anche sul giornale di carta: numero 3 (2025/26), «L'ultima edizione del 2025».

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