Epilogo: Lando Norris campione del mondo
Fischiato, criticato, imperfetto: perché il primo mondiale di Lando Norris non è la "morte della F1" e perché in fondo siamo tutti un po' Lando Norris.
Il 7 dicembre 2025, dopo una stagione travagliata ed emozionante, Lando Norris viene incoronato campione del mondo per la prima volta grazie a un terzo posto. Piange, anche se cerca di nasconderlo, a differenza di quanto fece Max Verstappen nel 2021 che, nella sua fredda aggressività, come sappiamo, non ha mai mostrato emozioni così eclatanti.
Tuttavia, non voglio concentrarmi particolarmente su ciò che è accaduto in questo magnifico finale di stagione, che tanto ci ha appassionato ed emozionato; voglio invece fermarmi a riflettere sulla risonanza che ha avuto questa vittoria tra i tifosi della Formula 1. Lando Norris è lungi dall’essere il pilota più amato della griglia: basti vedere il GP del Messico, dove dopo un weekend magistrale è stato fischiato dai “tifosi”, o i commenti che da anni ritroviamo sotto diversi dei suoi post sui social, a tal punto da farglieli abbandonare per un periodo di tempo pochi anni fa.
Non ha avuto una stagione perfetta, perché lui stesso non lo è, ma ha dimostrato, specialmente nella parte finale della stagione, tenacia, maturità, incisività, tutte caratteristiche di cui il grande pubblico lo reputava privo. Lando è imperfetto e questo lo rende vero, lo rende vicino a noi, anche se in tanti non vogliono ammetterlo. È una persona che ha reso realtà tutto ciò che sognava sin da bambino, grazie a sacrifici e duro lavoro, ma soprattutto nonostante l’odio gratuito che ha ricevuto negli ultimi anni, dovuto ad affermazioni di cui lui stesso ammette di essersi pentito. È il pilota che per la prima volta ha spostato i riflettori sulla salute mentale degli atleti, uno dei pochi che ad oggi mostra e ammette le sue debolezze, sempre pronto a lavorarci su.
Guardando quegli occhi lucidi, ieri pomeriggio, ho gioito, non perché sono un’italiana traditrice che odia la Ferrari (soffro come tutti ogni weekend), ma perché, anche se su scale completamente diverse, nelle sue debolezze mi è sembrato di guardarmi un po’ allo specchio, e credo che sia così un po’ per tutti. Ha lavorato sui suoi punti deboli, è migliorato piano piano e testimonia tante cose, smentisce tanti luoghi comuni. Testimonia che per arrivare al successo non è necessario un percorso lineare e “omologato”, testimonia che mollare non deve nemmeno essere un’opzione da contemplare.
Anche se non lo vogliamo ammettere, penso che siamo un po’ tutti dei Lando Norris: lo siamo quando nessuno si aspetta nulla da noi, quando cadiamo e contro tutti i pronostici ci rialziamo più forti di prima, quando non smettiamo mai di migliorarci, quando ci dicono di fare qualcosa ma noi la facciamo di testa nostra; siamo Lando Norris quando il nostro duro lavoro viene ripagato, anche se nessuno ci ha mai creduto oltre a noi stessi.
Tutto questo per dire due semplici cose: la prima, non è la vittoria di Norris la “morte della F1”, ma lo è il fatto che nessuno stia dando credito al suo percorso e alla sua, a volte spregiudicata, sincerità; la seconda è che dovremmo tutti essere almeno un po’ felici nel vedere questo ragazzo trionfare, perché ci rispecchia e perché ha vinto questo mondiale non come li ha vinti Verstappen o come lo avrebbe vinto Piastri, ma a modo suo, e nel farlo mi ha fatto credere che ogni tanto, se ci si crede, i sogni possono diventare veramente realtà.
Pubblicato anche sul giornale di carta: numero 3 (2025/26), «L'ultima edizione del 2025».
