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Il calcio femminile: nate per credere

Professionistico solo dal 2022, con stipendi e stadi ancora lontani da quelli maschili. Ma gli Europei 2025 e i settori giovanili raccontano un movimento in crescita.

Di Ginevra A. · · 3 minuti di lettura

Il calcio femminile è uno sport che si è diffuso nel secondo dopoguerra. In Italia è diventato professionistico solo il 1 luglio 2022, dopo una lunga lotta portata avanti dalle calciatrici di punta della nazionale italiana, fra cui Sara Gama, ex capitano della Juventus.

Ancora oggi si registra una significativa differenza salariale tra uomini e donne. Nonostante il riconoscimento formale della parità professionale, mancano ancora strumenti realmente efficaci per garantire alle donne una retribuzione equivalente a quella degli uomini; una disparità che è alimentata anche dalla scarsa visibilità e valorizzazione del loro lavoro. In altri paesi come Spagna, Usa e Francia le donne, pur non percependo compensi pari agli uomini, conducono comunque una vita decisamente agiata.

Un chiaro esempio della disparità tra Italia e altri Paesi riguarda gli stadi. In Spagna, molte partite di calcio femminile si disputano regolarmente negli stessi stadi dei club maschili, garantendo maggiore visibilità, infrastrutture di qualità e un’esperienza più completa per le tifose e i tifosi. In Italia, invece, le partite femminili vengono spesso giocate in impianti più piccoli, con meno servizi e minore capienza, limitando così l’attenzione mediatica e l’esperienza dello spettacolo sportivo.

Una delle ricorrenze più importanti negli ultimi anni per il calcio femminile, in particolare per quello italiano, sono stati gli Europei della scorsa estate. Le azzurre si sono classificate quarte nel torneo, raccogliendo nella semifinale contro l’Inghilterra del 22 luglio 2025 oltre 4 milioni di telespettatori in prima serata con circa il 27% di share, nonostante l’eliminazione ai tempi supplementari. Nel complesso, considerando tutte le gare delle Azzurre agli Europei 2025, la Rai ha registrato un’audience complessiva di oltre 10 milioni di spettatori, con più di 7 milioni di media su Rai 1.

La protagonista assoluta di questo Europeo è stata indubbiamente Cristiana Girelli, capitano e capocannoniere del torneo, che ha realizzato una doppietta decisiva nei quarti di finale con la Norvegia e un gol contro il Portogallo che è stato nominato gol del torneo.

Inoltre ci terrei a citare Sara Gama, difensore centrale e terzino destro, fonte di ispirazione di tante bambine e ragazzi che sognano di diventare grandi calciatrici. Dietro i folti ricci si riconoscono la personalità, la determinazione e la perseveranza che hanno portato Sara a giocare nei più grandi club europei, tra cui Juventus e Psg.

Un segnale per il futuro è la crescita dei settori giovanili femminili in Italia. Molte società stanno creando settori giovanili, sviluppando scuole calcio femminili e programmi di formazione specifici per ragazze. Questo non solo aumenta il numero di atlete in formazione, ma contribuisce anche a creare un bacino di talento sempre più competitivo, garantendo continuità al movimento nel lungo periodo.

In conclusione credo che il calcio femminile abbia bisogno di più incentivi, nonostante il movimento negli ultimi anni stia avendo una grande crescita grazie ai risultati ottenuti agli Europei 2025 e alla crescita dei settori giovanili, che rappresentano tappe fondamentali di un percorso ancora in evoluzione. Tuttavia, per raggiungere una reale parità con il calcio maschile saranno necessari ulteriori investimenti e maggiore visibilità.

Il mio augurio va a quelle ragazze che come me sognano di diventare calciatrici. Un ringraziamento speciale va a tutte le donne pioniere, che fin dagli albori hanno lottato con coraggio, determinazione e passione per la nascita e lo sviluppo del calcio femminile.

Pubblicato anche sul giornale di carta: numero 5 (2025/26), «Speciale 8 marzo».

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