A per Anarchia
Cos'è davvero l'anarchia, senza demonizzarla né idolatrarla: differenze con anomia, caos e acrazia, i suoi principi, la questione della violenza e cosa ci può insegnare.
Ouverture
Tu che stai leggendo, ascolta un momento. Anzi, leggi un attimo. Non tanto perché sto per rivelarti qualche verità nascosta che casualmente mi sono ritrovato in tasca, ma perché potresti riconoscerti in quello che ti sto per dire. Ti senti libero? Libero di scegliere cosa fare del tuo futuro, delle tue passioni, delle tue amicizie o della tua vita in generale. Sai, a volte non serve un regime totalitario per ingabbiarci. Basta la paura del giudizio degli altri, il timore di perdere la stima di qualcun altro, la convenienza del non guardare chi è messo peggio, la routine dalla quale non si può uscire. Hai paura che se i tuoi amici scoprissero qualcosa su di te verresti messo in ridicolo? Hai paura che le ipocrisie che costellano il nostro quotidiano (di tutti, senza eccezioni) ti mettano in cattiva luce e per evitarlo insabbi ciò che non vuoi gli altri sappiano di te? Tranquillo, è normale. Quel che non è normale è l’aver paura di perdere tutto per via di quel che siamo. Quel che non è normale è il dover nascondere qualcosa pur di omologarsi alla massa. Sai perché? Perché TU sei unico. Perché là fuori nessuno è identico a te e a me e, paradossalmente, per questo siamo tutti alla pari. Ma procediamo per passi…
Io penso che questa paura ci limiti nella nostra apparente libertà, quindi, se permetti, oggi ti voglio parlare di anarchia. Non te ne parlerò per convincerti a diventare un rivoluzionario (non sono un anarchico) né per spiegarti quanto gli anarchici siano peggio dei fascisti, come dicono certe testate giornalistiche… No, oggi voglio parlartene in modo semplice, ma senza demonizzare o idolatrare. Ti avverto però: soprattutto la parte che segue richiede un certo sforzo e sarebbe preferibile una certa conoscenza dei concetti di capitalismo e socialismo, anche se penso (spero) di aver semplificato abbastanza da risultare leggibile anche ai meno esperti. Quindi, sei comodo? Se leggi l’articolo mentre sei a scuola ne dubito, ma bando alle ciance, cominciamo…
Valori
L’anarchia è un’ipotetica società dove non esiste lo Stato, né qualsivoglia forma di potere centralizzato o autorità superiore che imponga qualcosa ai propri cittadini. Prevede delle regole che gestiscano la comunità, ma la natura di queste regole spazia molto da una corrente anarchista all’altra. Ciò che accomuna tutte queste ideologie è il fatto che le norme sono condivise fra i cittadini. Ricapitolando, l’anarchia è una società che si basa su un ordine orizzontale. Fra gli anarchici troviamo persone molto diverse: evangelisti, ultraliberalisti, individualisti, comunisti, ecc. In linea di massima però, l’anarchismo tradizionale è sempre socialista, e le correnti non socialiste si definiscono solitamente come pseudo-anarchiche. Ora cerchiamo di fare un po’ di distinzioni.
Anarchia non è anomia
Anomia significa “assenza o mancanza di norme”. In sintesi, una teoria sociale anomistica è una teoria che ipotizza l’esistenza di una società senza leggi. Niente diritti, niente norme, niente regole. Il che non indica necessariamente l’assenza di un ordine morale, né l’assenza di un’istituzione che opprima il popolo. Quindi usare il termine anarchia come sinonimo di anomia è una grave mistificazione, dato che l’anarchia prevede delle norme, ma le concepisce in modo diverso. Di conseguenza ci può essere un’anarchia anomistica, ma le due cose non coincidono.
Anarchia non è caos
Il caos è la totale assenza di un elemento ordinatore, che esso sia giuridico o etico. Nessuna fra le tante correnti anarchiste ha mai pensato che il caos sia anche solo desiderabile, di conseguenza associare l’anarchia al caos è un errore ancora peggiore del precedente. L’anarchia vuole delle norme, ma che non siano imposte bensì condivise fra gli individui.
Anarchia non è acrazia
L’acrazia è l’assenza di un potere centrale. E allora, mi direte, perché non coincidono? Ebbene, anche se l’acrazia non ammette un’autorità centrale, essa non nega l’esistenza di una gerarchia, cosa impensabile per un anarchico. L’anarchia ripudia completamente l’idea di una gerarchia basata su qualsivoglia principio.
Questa mole di teoria non ti ha ancora dissuaso dal continuare a leggere? Mi stupisci. Ora però, prima di cercare una risposta alle domande che ci siamo fatti all’inizio, vediamo di capire quali sono le tematiche che affronta l’anarchia, al di là dell’organizzazione della sua società. Mica pensavi avessimo finito con la teoria? Dai che la parte pesante sta per finire…
I principi dell’anarchia
- Antirazzismo: gli anarchici sono assolutamente antirazzisti, e più in generale contro ogni forma di discriminazione. Considerano intollerabile e disgustoso il razzismo in quanto ogni essere umano è uguale al suo prossimo.
- Antimilitarismo: gli anarchici sono contrari a ogni forma di violenza istituzionalizzata, compresi gli eserciti, che considerano strumenti di guerra, repressione e sfruttamento.
- Antisessismo: gli anarchici, così come non tollerano ogni tipo di discriminazione, non tollerano nemmeno la discriminazione di un genere a favore di un altro. Pretendono l’assoluta parità, senza eccezioni.
- Internazionalismo: gli anarchici non riconoscono gli stati. Oltre a essere pari, gli esseri umani sono anche fraterni indipendentemente da lingua, fede, sesso, provenienza e cultura.
Volgarizzando…
Se anche voi trovate ridondanti tutte queste etichette, possiamo insieme riassumere i principi anarchici con un’applicazione letterale del motto rivoluzionario “Égalité, Liberté, Fraternité”, e infatti, guarda un po’, il termine anarchia venne utilizzato per la prima volta per definire gli Enragés (letteralmente gli “Arrabbiati”) durante la Rivoluzione francese, dei rivoluzionari che rifiutavano qualsiasi tipo di ordine istituzionalizzato. Quindi l’anarchia difende in primo luogo la libertà dell’individuo, senza essere obbligatoriamente individualista. Mi piacerebbe approfondire ulteriormente le varie categorizzazioni del pensiero anarchista, ma, miei cari lettori, per arrivare fin qui (se avete letto tutto e non avete saltato alcuna parte, s’intende) avete sofferto abbastanza tutta questa teoria politica.
Ora che abbiamo appreso (o, se già le conoscevate, ripassato) le basi dell’anarchia, possiamo abbandonarci a un po’ di leggero filosofeggiare di basso livello, riflettendo in modo tutt’altro che professionale sui valori dell’anarchia.
Verità?
Ma quindi, se l’anarchia è una così bella utopia (cosa che non è), per quale motivo non viviamo in un mondo anarchico? Una domanda legittima, ma forse un po’ ingenua. È come chiedere perché esistono le guerre: esistono perché a qualcuno conviene farle. E in modo analogo alle guerre, a qualcuno conviene che ci sia un’istituzione verticale che impartisca ordini dalla vetta di una piramide. Molto semplice.
Qualcuno potrebbe controbattere dicendo che l’anarchia, come la vuole la teoria, sia impossibile. Un’opinione rispettabile e, a mio parere, estremamente scontata, e forse anche rappresentativa della paura del cambiamento, della fiducia cieca nello status quo. Cosa ancora più ironica è che questi commenti spesso vengono detti da coloro che più soffrono delle attuali condizioni in cui versa la nostra società. E proprio come il servo della gleba lavorava convinto, senza reale libertà, queste persone pensano che le cose siano giuste come le stanno vivendo. Un’estremizzazione del carpe diem, del “cogliere l’attimo”, senza proiettarsi in un futuro potenzialmente migliore.
Perché queste persone pensano ciò? Perché ritengono che le cose possano solo andare peggio? Questo perché qualcuno gliel’ha detto. Chi? Non è mai facile definirli, ma per semplificare potremmo dire tutti quelli che sfruttano le paure che abbiamo citato a inizio articolo (non so se ricordate) quasi quanto io sfrutto le domande retoriche, questo per arricchirsi a discapito degli altri. Questi “sfruttatori” hanno ricevuto molti nomi: padroni, oppressori, sovrani, gerarchi e molti altri ancora. Ciò che importa però è il loro modus operandi: dicono alla gente cosa pensare ma non come pensare. E mentre posso comprendere perché una persona anziana, che ha già vissuto cambiamenti e stravolgimenti nella propria vita, veda con occhio diffidente l’andare avanti del mondo, non riesco minimamente a dare retta ai più giovani che si dicono già senza speranza.
Forse bisognerebbe cominciare a cercarla, questa maledetta speranza. Bisognerebbe cominciare a non dare spazio alle paure di un passato (spesso distorto e mai conosciuto), perché il passato è tale e non può ferirci, sempre che noi non glielo permettiamo.
Violenza…
Ora arriva la parte divertente da scrivere, perché è un tema delicato e difficile da affrontare quanto lo è parlare di antifascismo per Ignazio La Russa. Perché gli anarchici sono etichettati come violenti? Perché gli anarchici sono stati i terroristi di maggior successo dell’Ottocento: bastava veramente poco all’epoca per far saltare un re. Fra ministri, capi di polizia e re ne sono morti molti per mano degli anarchici fra fine ’800 e inizio ’900. Esempi sono Umberto I (re d’Italia), Sadi Carnot (presidente francese), McKinley (presidente degli USA), e all’epoca molti attentati furono attribuiti a movimenti anarchici, spesso senza prove, solo per ammazzarne qualcuno di più. Infatti, sebbene bisogni rimanere lontani dal celebrare e giustificare atti di terrorismo, dobbiamo capire il contesto. Aderivi a uno sciopero? Potevi venir fucilato sul posto. Lavoravi dodici ore al giorno tutti i giorni? Normalissimo. Andavi in miniera o in fabbrica e respiravi le peggiori sostanze senza alcuna protezione per la tua salute? Non avevi scelta, se volevi portare quel poco di cibo che riuscivi a comprare con la tua misera paga sul tavolo per i tuoi otto figli (anche loro a lavorare nelle miniere).
Prima di chiudere la questione però, vorrei cercare di capire quale tipo di violenza sia peggiore nella testa di un anarchico. Da un lato abbiamo una violenza istituzionalizzata, spacciata dai gerarchi come “ordine e sicurezza”, che consiste nel mettere a tacere le grida che sorgono dal basso della piramide della società, che consiste nel far soffrire poveri disgraziati disumanizzati senza un futuro, sfruttati e obbligati a sgobbare per chi si arricchisce sul peso delle loro spalle, lasciando loro da mangiare solo per continuare a utilizzarli. Dall’altro abbiamo chi si oppone a questa tirannia sistematica spacciata per “meritocrazia”, chi cerca una via di fuga da questo inferno che è il mondo in cui viviamo e che, appena prova ad alzare la voce per risvegliare gli animi dormienti dei sottomessi, viene impiccato, fucilato, ghigliottinato o, genericamente, ucciso. In altre parole è un semplice “dipende dal punto di vista”, anche se un po’ più delicato, visto che di mezzo non ci sono solo filosofia e pensiero, ma anche bombe e proiettili.
In conclusione la violenza anarchica spesso è considerata dagli stessi anarchici una forma di difesa contro una violenza preesistente, un mezzo per liberarsi dalle catene invisibili (o meno) delle quali sono prigionieri. E per chiudere la parentesi sugli attentati, tengo a ricordare che una grandissima parte degli anarchici si dice pacifista (alcuni si definiscono proprio anarco-pacifisti), e altri riconoscono la violenza solo come ultima difesa di fronte all’oppressione delle proprie idee.
Visioni
Quindi… per limiti di tempo ho dovuto scrivere poco. Non ho riportato la storia dell’anarchismo. Non ho parlato di tutti i rami del movimento. Non ho citato importanti personaggi (teorici o attivisti che siano) quali Bakunin, Kropotkin, Malatesta o interessanti casi più moderni (solo per citarlo, Pinelli). Ho detto poco della piccola parte anarchica dei socialismi (sì, spesso si considera l’anarchismo come socialismo) che a loro volta sono solo una parte delle filosofie politiche. Eppure, penso che possa bastare per farsi un’idea più approfondita di molti, e se vorrete approfondire potrete farlo senza difficoltà.
Ma basta girarci intorno. A inizio articolo ho scritto che non siamo completamente liberi, anche al di là delle leggi. Però, siamo sicuri di essere pronti? Pronti a essere completamente liberi. Pronti a organizzarci senza la paura di qualcosa di più grande di noi. Pronti a responsabilizzarci e a riuscire a superare queste barriere che ci siamo costruiti senza distruggere tutto. La risposta? Un prevedibile ma non tanto definitivo: no.
No, non penso che gli anarchici riusciranno a stabilire l’anarchia nel mondo, per molti motivi (soprattutto tecnici), ma penso che dal pensiero anarchico si possano trarre degli insegnamenti, se così li vogliamo chiamare, importanti. Basterebbe prendere un po’ di quel sentimento di fratellanza. Un po’ di quella voglia di lottare contro ciò che non possiamo in alcun modo abbattere. In un certo senso possiamo assumere questo atteggiamento nei confronti di tutto: evitiamo di affrontare la realtà perché è più facile rifugiarsi in favole e semplificazioni. Il sentimento anarchico mi ricorda molto l’assurdo di Camus. Il persistere. Il lottare nonostante la nostra impotenza nel cambiare le cose. Veramente affascinante.
Ma basta dilungarsi in parentesi infinite. La morale, se così la possiamo definire, è che TU che stai leggendo sei libero. Tu, come me. Perché anche di fronte alle ingiustizie noi possiamo dire di no. Certo, il fallimento è possibile, ma tu che hai detto “no” sarai comunque più libero. Avrai vinto, perché la vera vittoria sui vili e vani valori di questi sfruttatori si nasconde là dove vige un’unica regola: la libertà di aver detto no. La libertà di essere stati sé stessi. Non disumanizzatevi. Non alienatevi. Non illudetevi con vuote convinzioni non vostre.
Come ho già detto, non sono anarchico. Sono uno di quelli che cercano di operare sul futuro più prossimo, piuttosto che proiettarsi in una (io la considero tale) utopia. Nonostante ciò, se qualche vero anarchico sta leggendo queste parole (non che siano molte le probabilità, ma perché non provare?), vorrei lasciargli un messaggio: vi ammiro, e continuate a lottare per questo futuro migliore. Non usate violenza o armi, soprattutto se non necessario. Dovete cercare la vendetta non sulla carne di chi vilmente uccise i vostri compagni in un lontano passato, ma sull’ideologia di questi. Vantate i vostri valori, e combattete contro le menzogne messe in giro per nuocervi. In fondo vi ho già fatto un favore, smentendo sciocchezze e luoghi comuni. Non cedete mai del tutto.
Pubblicato anche sul giornale di carta: numero 3 (2025/26), «L'ultima edizione del 2025».
